Diciamo subito che la risposta è NO. Surabaya è una complessa e caotica città indonesiana, con tutti i pregi e di difetti del caso. Non raggiunge il punteggio minimo per essere cosiderata una meta da inserire nel proprio itinerario di viaggio. Tuttavia, ci sono motivi sufficienti per considerarla un buon punto di partenza verso destinazioni ben più appetibili, come le isole indonesiane e le grandi attrazioni di Java East (Monte Bromo in primis). Il primo aspetto l’ho già spiegato in questo articolo. Rimane il problema di come trascorrere almeno una giorno e una notte in una città all’apparenza priva di qualsivoglia attrazione turistica degna di questo nome.
Surabaya è di fatto la seconda città dell’Indonesia (dopo Giakarta). E’ un dinamico centro economico e culturale, non si può negare, ricca di quartieri moderni e centri commerciali alla moda. E’ famosa soprattutto per il suo ruolo cruciale nella lotta per l’indipendenza. Nel 1945, proprio all’indomani della fine della seconda guerra mondiale, gli indonesiani combatterono a Surabaya una feroce battaglia contro le truppe britanniche e olandesi. La conseguente vittoria sancì la fine del colonialismo e decretò la nascita di una nazione nuova, l’Indonesia di oggi. Da allora Surabaya ottenne il celebre soprannome con cui ancora oggi è conosciuta: la “Città degli eroi“.

A parte questa divagazione storia, peraltro doverosa, il fatto che Surabaya non possiede alcuna attrazione turistica propriamente detta mette in difficoltà anche il viaggiatore più smaliziato. Trascorre un’intera giornata in giro per una metropoli talmente grande e dispersiva è un bel problema. Se aggiungiamo il caldo e l’umidità, l’impresa diventa insopportabile. Si giustifica così la tendenza di molti turisti a passare gran parte della giornata (e spesso tutta la sera) nei centri commerciali, che a Surabaya non hanno niente da invidiare a quelli di Bangkok o Kuala Lumpur.
Io e mia moglie ci siamo trovati in questo imbarazzo ben due volte. All’andata, appena arrivati da Kuala Lumpur, siamo stati costretti a fermarci un pomeriggio e una notte perché gli autobus per Malang partivano tutti la mattina dopo; al ritorno, stesso motivo: l’unico aereo diretto per Flores (LionAir) partiva la mattina presto. Pertanto, abbiamo trascorso ben due giorni e due notti in questa città insignificante. Cosa abbiamo fatto? Beh, c’è poco da dire: siamo andati a zonzo, senza meta, cercando di trovare, tra la confusione delle strade ultra-trafficate e le vie meno battute, qualche angolo di cui conservare quantomeno memoria.
In realtà, gli unici luoghi caratteristici per cui vale la pena visitare Surabaya sono i quartieri etnici. In particolar modo il quartiere arabo (Ampel), che è un labirinto di viuzze e vicoli molto animati, dove il profumo delle spezie e dell’incenso domina su tutto. Il cuore del quartiere è la moschea Ampel che risale addirittura al XY secolo. L’altro posto degno di una visita è la solita, immancabile Chinatown (Kyropan), famosa per le sue botteghe tradizionali, alcune molto antiche, l’architettura tipica e un tempio che si affaccia direttamente sul mare ma che non siano riusciti a vedere.

A dire il vero, il pomeriggio in cui siamo andati nel quartiere cinese regnava un silenzio e una calma assolutamente inaspettati. Sembrava quasi che il posto fosse semi-disabitato: tutte le imposte delle botteghe erano chiuse, alcuni esercizi commerciali sembravano perfino in stato di abbandono. Mai avevo visitato un quartiere cinese tanto dimesso! Poi, nel corso del pomeriggio, abbiamo capito che Kyropan vive essenzialmente di notte. Proprio nel momento in cui è arrivato il nostro Grab per riportarci all’albergo abbiamo assistito all’improvvisa apertura di quasi tutti i negozi della zona. Evidentemente avevamo sbagliato momento.

A pochi passi da Chinatown c’è il centro storico di Surabaya (sulle mappe: Kota Lama). Ovvero, la più grande concentrazione di edifici di origine coloniale di tutta la città. Questo quartiere rappresenta il cuore commerciale dell’epoca coloniale, quando Surabaya era uno dei porti più importanti del Sud-Est asiatico per il commercio di spezie, zucchero e tabacco gestito dalle Indie Orientali Olandesi. Le strade di Kota Lama sono ampie e fiancheggiate da imponenti palazzi europei caratterizzati da facciate simmetriche, alti soffitti, grandi finestre con persiane in legno e dettagli tipici dell’architettura Art Déco e neoclassica dei primi del Novecento. Molti di questi edifici sono stati recentemente restaurati dall’amministrazione locale per valorizzarne il patrimonio storico.

Infine, vale la pena fare una passeggiata sulla vivace via Tunjungan e raggiungere il Monumento agli eroi (Tugu Pahlawan): una grande piazza al cui centro svetta un maestoso obelisco bianco di oltre 40 metri di altezza. Il sito è racchiuso all’interno di un muro le cui pareti interne sono decorate con dipinti che raccontano le fasi della lotta per l’indipendenza indonesiana. In un angolo è conservata una vecchia auto di rappresentanza, una Opel Kapitan di colore nero. Era l’automobile personale di Bung Tomo, un carismatico politico locale che incitò, dai microfoni della radio, la popolazione a ribellarsi alle truppe coloniali durante la sanguinosa battaglia del 10 novembre 1945. Una curiosità di quest’auto: la targa è N 1708, dove 1708 richiama la data della proclamazione dell’indipendenza indonesiana, ovvero 17 agosto (17/08).