La programmazione di un viaggio prevede due step distinti ma interdipendenti l’uno dall’altro. Il primo, e meno importante, è dove andare; il secondo, ben più impegnativo, è come arrivarci. Dando per scontato che la meta scelta, al 99% dei casi sarà piuttosto lontana, l’intera faccenda si riduce a scegliere un volo adeguato, possibilmente poco costoso, che ci conduca a destinazione e ci faccia tornare indietro. Ebbene, negli ultimi anni ho scoperto che c’è una compagnia aerea che può risolvere gran parte delle nostre esigenze di viaggiatori morigerati, ed è la Saudia Airlines. Proprio lei, la compagnia di bandiera del Regno dell’Arabia Saudita.
La Saudia copre con i suoi voli internazionali quasi tutte le destinazioni del globo. I suoi hub principali sono Jeddah e Riyadh, ma solo il primo ha una prerogativa unica che rende i suoi collegamenti piuttosto accessibili. Jeddah è infatti lo scalo più vicino alle due città sante dell’Islam, La Mecca e Medina, e quindi è l’aeroporto di riferimento per chi deve compiere il pellegrinaggio, sia l’Hajj che la Umrah. Ora, ipotizzando che la maggior parte dei pellegrini musulmani del mondo siano tutto meno che dei nababbi, per rendere fattibile questo pellegrinaggio occorre che le tariffe aeree siano le più basse possibili, o perlomeno contenute. Ed è ciò che esattamente fa la Saudia: ogni anno organizza voli per i principali paesi asiatici a forte presenza islamica (India, Pakistan, Malesia, Indonesia) proponendo tariffe davvero abbordabili.
Ed è qui che si inserisce la mia riflessione. Quest’anno sono andato in Indonesia prendendo un volo Saudia, con scalo a Jeddah, per Kuala Lumpur. L’ho acquistato a dicembre del 2025 ad un prezzo praticamente stracciato, cioè 510 euro a testa. Aggiungendo poi il volo Airasia da Kuala Lumpur a Surabaya, prima meta del viaggio, a 80 euro, è evidente che il costo del trasferimento principale ha inciso pochissimo sul totale del viaggio.
In realtà non era la prima volta che prendevo Saudia per andare nel lontano Oriente. Già nel 2024, destinazione Mumbai, avevo provato i servizi della compagnia saudita (e l’ho raccontato in questo articolo). Tuttavia, l’esperienza di quest’anno è stata decisamente diversa, per molti versi migliore, rispetto a quella di due anni prima.
Il tragitto aereo si compone di due tratte: la prima, Roma Fiumicino – Jeddah, è in tutto e per tutto un volo classico a medio raggio. Si effettua su Boeing 777 con due file di posti da tre; prevede un pasto completo; è fornito di intrattenimento, anche in italiano, e prese usb. La prima tratta del viaggio, insomma, è simile a qualsiasi altro volo europeo o internazionale. Certo, all’inizio del viaggio, quando l’aereo inizia a muoversi sulla pista, appare sul display una preghiera e si ode la voce, piuttosto cupa e inquietante, di un muezzin che la recita. Durante il volo, inoltre, appare spesso l’indicazione degli orari delle 6 preghiere che un buon musulmano deve onorare nel corso della giornata. Ma a parte questo, tutto il resto è assolutamente nella norma.

Lo scalo a Jeddah, che nel caso di noi italiani è piuttosto lungo, si svolge in uno degli aeroporti più moderni del mondo. L’hub è molto grande e offre tutto ciò che serve per passare il tempo, generalmente rimpinzandosi di cibo, bevande, o dormicchiando sui pochi sedili che hanno anche del poggia gambe rialzati. In alcuni punti, come quello che si vede sopra, è praticamente impossibile trovare un posto dove sedersi, perché i pellegrini, che viaggiano in gruppi numerosi, occupano tutto lo spazio possibile, anche a terra, pur di rimanere vicini al gate di imbarco.
La seconda tratta, quella da Jeddah a Kuala Lumpur, si svolge su un Boeing 787, più ampio e comodo del primo. Poichè l’imbarco avviene all’una e mezza di notte, quasi tutti i viaggiatori non vedono l’ora di raggiungere il proprio posto a sedere e mettersi a dormire. Cosa che non avviene subito, perché appena decollati ecco che si avvia il primo di una lunga serie di servizi di ristorazione (non richiesti) che praticamente ti fanno passare sonno e buon umore. Peraltro, il cibo offerto è quasi sempre di origine indiana (curry di pollo o pesce, in genere) e quindi è quasi impossibile sottrarsi all’odore penetrante di spezie che, ad un certo punto, invade la cabina.
Sul viaggio in sé niente da dire. Invece vorrei spendere due parole sul sistema di prenotazione e gestione del check-in di Saudia Airlines. Rispetto al viaggio del 2024 l’ho trovato enormemente migliorato. Allora fummo costretti a fare il check-in sia a Roma che a Jeddah malgrado lo avessimo già effettuato online, sull’applicazione della compagnia. Cosa che ci preoccupò non poco e ci fece perdere un sacco di tempo, costringendoci poi, sia a Roma che in Arabia, ad precipitarci al gate per l’imbarco.
Quest’anno, invece, tutto è filato liscio come l’olio. Una volta installata l’app, basta inserire i dati della propria prenotazione e aspettare il momento giusto per fare questo benedetto check-in. Che nel caso di Saudia viene aperto 48 ore prima del volo; quindi occhio agli orari, specie al ritorno, quando il primo volo è notturno. Il check-in online dà la possibilità di scegliere anche il posto, ma i prezzi sono davvero proibitivi. Meglio affidarsi al sistema automatico che, nel caso di due clienti sulla stessa prenotazione, tende comunque a non separarli (a differenza di quanto fa, ad esempio, sia la Airasia che la Ryanair).
Il bagaglio consentito è un trolley che non deve superare i 10 kg. Tuttavia, ho notato che non vengono svolti controlli severi sul proprio bagaglio a mano; io stesso ho viaggiato con un trolley che pesava 7 kg e uno zainetto dal peso analogo, e nessuno mi ha contestato alcunché, sia all’andata che al ritorno.