Indumenti e accessori: cosa portare ai tropici quando si viaggia con il bagaglio a mano

Scelta della destinazione, costo del viaggio, salute, trasferimenti… non sono queste le principali preoccupazioni che ci assillano al momento di programmare un viaggio all’estero. Il vero cruccio è un altro, e di natura ben diversa: cosa portare ai tropici quando si viaggia con un piccolo, striminzito e all’apparenza insufficiente bagaglio a mano? E cosa invece lasciare a casa (sperando di non pentirsi amaramente una volta in loco)?

La scelta del bagaglio dipende ovviamente da quanta roba decidiamo di ficcarci dentro. O meglio, da ciò che riteniamo debba servirci in vacanza. E ciò, di conseguenza, è frutto di considerazioni che solo in parte dipendono dalla località visitata (clima, trasporti, alberghi, ecc.), ma che sono condizionate dal nostro modo di concepire il viaggio – necessariamente diverso da individuo a individuo. Per qualcuno sarà imprescindibile non poter fare a meno del phon, anche se in gran parte degli alberghi, anche di modesta categoria, l’asciugacapelli si trova quasi sempre. Oppure mettere in valigia un completo da sera, per le serate più mondane, non si sa mai. O anche riempirsi di scarpe per ogni evenienza, dai trekking alle passeggiate in spiaggia, per non farsi trovare impreparati. Ma se si parte con il bagaglio a mano, sarà bene entrare nell’ottica che occorre fare dei compromessi (anche dolorosi, perché no).

Prima di vedere la dotazione minima e sufficiente di indumenti e accessori da portare, spiego brevemente perché prediligo il bagaglio a mano anziché una valigia più grande, comoda e soprattutto capiente. La scelta del trolley, per quanto mi riguarda almeno, risponde fondamentalmente all’esigenza di evitare lo smarrimento della valigia quando il viaggio prevede più tappe effettuate in aereo. Più sono gli imbarchi, ovviamente, più aumenta statisticamente la probabilità di perdere il proprio bagaglio. Opzione terrificante, specie se il bagaglio viene smarrito all’inizio del viaggio. Per evitarlo, da anni viaggio con un trolley da cappelliera (più o meno accettato da quasi tutte le compagnie aeree) e uno zainetto. Anche mia moglie, malgrado qualche protesta, si è adattata a questa filosofia. In questo modo, oltre ad azzerare il pericolo di smarrire i nostri bagagli, riduciamo notevolmente i tempi tra un trasbordo e l’altro, velocizzando i nostri spostamenti all’interno degli aeroporti.

Il rovescio della medaglia è chiaramente che non possiamo portare tutto ciò che vorremmo. A parte il phon – oggetto ormai eliminato da tempo dalla lista di viaggio – ciò che abbiamo drasticamente ridotto, rispetto ai viaggi di qualche decennio fa, sono le scarpe. Ovvero gli oggetti più ingombranti in assoluto. Per una vacanza ai tropici, per fare un esempio, abbiamo ridotto il parco calzature a soli tre capi: scarpe da trekking leggero (o scarpe da ginnastica); ciabatte da mare; sandali. In alcuni casi i sandali hanno sostituito senza rimpianti anche le infradito.

L’altro settore ampiamente ridimensionato è quello dei prodotti di igiene personale. Complici le normative sul trasporto di liquidi adottate da quasi tutte le compagnie aeree, da parecchi anni ormai il balsamo di mia moglie è stato bandito da entrambi i nostri trolley: troppo grandi le confezioni, troppo costoso lasciarle in mano a qualche funzionario di aeroporto particolarmente severo. Lo sciampo, il bagnoschiuma e la schiuma da barba hanno trovato una nuova collocazione ma solo in versioni minimal (da viaggio appunto). L’unico elemento che non deve mancare è lo spazzolino da denti. A volte nella sua versione compatta da viaggio, comprendente quindi anche un mini dentifricio, ma solo per le emergenze.

Quanto agli indumenti veri e propri, le opzioni si riducono a quelli essenziali. Ai tropici c’è poco da fare, il clima è piuttosto prevedibile: caldo umido quasi sempre, qualche pioggia ogni tanto, sole a picco, serate afose. Il parco abbigliamento però può variare da località a località. In città e nelle campagne il clima può essere anche notevolmente diverso da quello che si trova al mare. Condizionando quindi le nostre scelte in tema di abbigliamento. Di conseguenza sarà bene prevedere una dotazione minima, sindacale, di indumenti idonei ad ogni circostanza.

Gli indumenti che vanno bene in qualsiasi occasione sono i soliti: pantaloncini corti, meglio se tecnici (si asciugano subito dal sudore o da rapidi lavaggi); t-shirt di cotone, meglio se traspiranti; intimo leggero, anche in microfibra; scarpe da ginnastica (o da trekking leggero) per i luoghi più accidentati, sandali per tutti gli altri (comprese le città). A mare sarà saggio portarsi almeno 2-3 costumi (non occupano molto spazio), le infradito (ma anche i sandali vanno bene), e i necessari accessori di cui nessuno può fare a meno: cappello a tesa larga, occhiali da sole (meglio polarizzati) e creme solari (acquistabili in loco).

Per le giornate uggiose, durante le quali è facile esporsi a qualche temporale, una cerata anti-pioggia leggerissima andrà più che bene. Questo capo è venduto dappertutto nelle località soggette ai monsoni, e quindi non occorre comprarlo in Italia. Per la sera è consigliabile anche una felpa leggera (utile peraltro anche in aereo); dei pantaloni lunghi, meglio se tecnici (valgono le stesse motivazione dei pantalontici visti prima); una camicia, magari di lino leggero, per le occasioni più mondane.

In totale, per una vacanza di 14 giorni ai tropici, direi che siano sufficienti 6-7 t-shirt, 3 pantaloncini, 1 camicia, 2 pantaloni lunghi, 1 felpa, 1 paio di scarpe chiuse, 1 paio di sandali, 1 paio di infradito, 3 paia di fantasmini, 5 mutande, 2 costumi da mare, 1 cappello. Tutta roba che, accuratamente piegata, dovrebbe agevolmente entrare in un trolley di piccole dimensioni. E se il timore è quello di esaurire presto la dotazione, per esempio di magliette, per via del sudore, non c’è problema. In Asia le lavanderie a peso o a gettone sono una delle attività commerciali più diffuse in assoluto e non sarà un problema avere i propri capi puliti (ma non stirati) e profumati a poche ore dalla consegna.

Ciò che occupa uno spazio francamente esagerato nei nostri trolley è ormai il comparto tecnologia. Tra cavi, caricabatteria vari, riduttori, prese elettriche e power bank, ce n’è da riempire almeno la metà di un trolley da viaggio. Per non parlare dei dispositivi veri e propri, come il cellulare, la tablet e – per chi non può farne a meno – perfino il pc. Non tutti questi oggetti, però, vanno messi in valigia. Io suddivido i miei accessori tecnologici in questo modo: cellulare in tasca; power bank, caricabatterie e tablet nello zainetto; tutto il resto in valigia.

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