Ebbene sì, quest’anno abbiamo fatto il proverbiale passo più lungo della gamba. Andiamo in Indonesia, per la seconda volta, a distanza di 10 anni dalla prima. Ma rispetto al 2016 ci spingiamo un po’ oltre, sia in termini geografici che emozionali. Il programma è pressoché definito, mancano solo alcuni dettagli e l’acquisto di un paio di voli interni. Ma l’itinerario di massima è deciso: quest’anno proveremo a raggiungere il Monte Bromo, a Java, e poi visiteremo Flores, isole dei draghi comprese.
A prima vista non sembra un viaggio così complicato. In fin dei conti le destinazioni scelte sono piuttosto battute, turisticamente parlando, e non comportano problemi logistici o sforzi sovrumani. Nondimeno, stiamo parlando di luoghi che richiedono un certo grado di preparazione fisica e una buona dose di adattamento. Elementi che potrebbero mettere in difficoltà due persone oltre la sessantina come me e mia moglie. Dovremo alzarci prestissimo, affrontare salite chilometriche a piedi, combattere il caldo soffocante delle pianure e il freddo intenso degli altipiani vulcanici… insomma, qualche inquietudine l’abbiamo provata, al momento di pianificare l’itinerario, ma niente che potesse farci desistere dal piano iniziale.
Piano che originalmentge prevedeva anche uno scalo a Sulawesi. Che era in verità il mio obiettivo primario del viaggio. Sì, perché sono anni che sogno di visitare questa isola meravigliosa dal curioso aspetto a Y rovesciata, attratto non solo dalla sua natura esuberante ma anche dalla stravagante cultura di un popolo che abita i suoi altopiani: i Toraya. Questa popolazione antica e affascinane, sotto tutti i punti di vista, convive serenamente con i propri morti e li omaggia, una volta l’anno, con un ritorno in famiglia con tanto di festeggiamenti familiari e abbuffata annessa. Era proprio questo aspetto che mi affascinava: l’idea che si potesse continuare a frequentare i propri cari defunti anche dopo la morte, tenendoli praticamente insepolti poco distante dal villaggio e riesumandone le mummie nelle occasioni importanti.
Se per me questa cultura rappresentava il culmine del viaggio, per mia moglie era l’esatto contrario. E non perché le difetta la curiosità antropologica, niente affatto. Il motivo è più banale ma – allo stesso tempo – più serio di quanto si pensi. I Toraya non si limitano a ripescare il proprio defunto dalla grotta in cui l’avevano riposto e ad acconciarlo come se fosse ancora vivo: fanno molto di più. Organizzano una grande festa che prevede un enorme banchetto comunitario. La pietanza principale è costituita da bufali e maiali, che vengono scannati pubblicamente poco prima di arrostirli. Dato che la maggior parte delle celebrazioni avviene proprio in Agosto (stagione secca da quelle parti), la quantità e concentrazione di banchetti rituali aumenta esponenzialmente. La probabilità di incrociarne qualcuno, quindi, è elevatissima.
Ebbene, mia moglie si è rifiutata categoriamente di andare in un posto in cui, anche se per poche ore, sarebbe stata costretta ad assistere ad un olocausto generalizzato di animali domestici. Pare che in certi giorni – quelli in cui avvengono le celebrazioni concomitanti di più famiglie – la carneficina riguardi centinaia di capi! Chi ci è stato, in effetti, dichiara che lo spettacolo è quanto meno raccapricciante: le bestie vengono colpite con grandi machete e macellate quando ancora sono agonizzanti. I maiali, soprattutto, pare che avvertano in anticipo la sorte che li aspetta, ed emettono urla strazianti che fanno accapponare la pelle. Il sangue versato, infine, in alcuni punti si raccoglie in pozze via via sempre più grandi, nelle quali diventa difficile non finirci dentro. Per non parlare infine dell’odore nauseabondo di interiora e feci che si diffonde ovunque.
Motivi più che sufficienti, pertanto, per lasciar perdere Sulawesi e i Toraya e concentrarci invece su Java Est e l’isola di Flores, patria di uno degli ominidi più strani e controversi della nostra storia (l’hobbit) e ultimo lembo di terra rimasto ai famosi draghi di Komodo, le più grandi lucertole della terra. Sulla scelta di vedere quest’ultimi, la volontà di mia moglie ha coinciso pienamente con la mia. Con qualche esitazione, è vero, perchè questi varani preistorici incutono ancora un certo timore reverenziale, non per altro per la brutta reputazione che si sono meritati. Ma staremo attenti, e comunque saremo sempre in compagnia di rangers esperti.
Di conseguenza, dopo aver consultato la disponibilità di alcune tratte aeree e la fattibilità delle escursioni principali, l’itinerario è venuto fuori quasi spontaneamente. Si parte l’8 agosto con un volo Saudia per Kuala Lumpur (Malesia) con scalo intermedio a Jeddah. Probabilmente sarà lo stesso tipo di aereo che l’Arabia Saudita offre ai pellegrini di tutta l’Asia per visitare la Mecca e che noi conosciamo bene (vedi qui articolo), quindi nessuna sopresa. Due giorni a Kuala Lumpur per riprendersi dal fuso e godersi la città e poi volo diretto AirAsia per Surabaya, capitale di Java East e porta d’ingresso in Indonesia. Un giorno per acclimatarci e poi treno (o autobus, vedremo) per Malang, il luogo più vicino alle più celebri attrazioni naturalistiche locali, ovvero il Monte Bromo, la cascata Tumpak Sewu e (se ce la facciamo) il lago acido del monte Ijen. A Malang sono previsti tre pernottamenti.
Terminata questa prima fase, che immagino sarà piuttosto faticosa, si torna a Surabaya, si resta ancora una notte per ritemprarci e l’indomani si prende un aereo locale per Labuan Bajo, capitale di Nusa Tenggara Orientale (così si chiama in realtà l’isola di Flores). Abbiamo previsto 6 pernottamenti e per ora abbiamo prenotato un solo albergo. Dobbiamo ancora valutare se ci conviene provare l’emozione (e lo strapazzo) di una crocierina di 3 giorni per le isole del parco nazionale di Komodo, che sorgono proprio di fronte alla città, oppure noleggiare una barca giornaliera, giorno dopo giorno, e ritornare in albergo a gita conclusa. Vedremo. Molto probabilmente noleggeremo uno scooter che ci consentirà di vedere l’immediato entroterra dell’isola così come le spiagge più belle e meno affollate. Per i villaggi più lontani non è escluso di affidarci a qualche tassista locale.
Il volo diretto AirAsia Labuan Bajo-Kuala Lumpur ci assicura di tornare al punto di partenza senza particolari difficoltà.