Fuerteventura, un pezzo d’Africa in pieno oceano

Ciò che scoraggia una visita a Fuerteventura, in genere, è la distanza da Tenerife. Che è l’approdo principale e la regina indiscussa delle Canarie. Da Tenerife è più facile raggiungere Gran Canaria, altra meta top del turismo internazionale, specie nord europeo: le distanze, sia in termini di volo aereo che di collegamento marittimo, sono irrisorie. Altro discorso invece per Fuerteventura e Lanzarote, le altre due grandi isole dell’arcipelago. Qui, o ci arrivi direttamente dall’Italia, a prezzi sensibilmente maggiori rispetto alle due isole viste prima, oppure decidi, come abbiamo fatto noi nel 2015, di prendere un aereo della Binter, compagnia low cost locale, e di saltare a piè pari Gran Canaria.

Non è la scelta più scontata; certo è quella più razionale. Il volo dall’aeroporto Reina Sofia (Tenerife Sud) a Fuerteventura impiega circa 50 minuti, come Roma-Catania, più o meno. E non è troppo costoso: ad oggi, facendo un rapido check su skyscanner.it, un volo di sola andata a giugno (periodo in cui siamo andati noi) è quotato tra 68 e 75 euro a persona, bagagli esclusi. Confrontando questi dati a quelli che caratterizzano invece il trasferimento in traghetto (10 ore di navigazione e costi tra 80 e 130 euro a persona), il guadagno in termini di tempo e di denaro è evidente.

Una volta giunti a Fuerteventura si pone il dilemma di come muoversi all’interno dell’isola. Pensando di essere comunque in Spagna, e all’interno di uno stato membro della UE, saremmo tentati di affidarci ai mezzi pubblici. Errore madornale. I collegamenti interni, a Fuerteventura, esistono, sicuro, ma sono assicurati solo per alcune zone e all’interno dei centri urbani. Per i percorsi più lunghi, e soprattutto per le mete fuori mano, non esiste alcun modo di arrivarci grazie al servizio pubblico e/o privato, se non a costi proibitivi. A Fuerteventura l’unico mezzo di trasporto adeguato è l’automobile (o la moto). Quindi mettiamoci il cuore in pace e noleggiamo subito un’auto direttamente all’aeroporto. Possibilmente con qualche cavallo in più della media, visto che l’isola ha una morfologia piuttosto accidentata, con molte salite e altrettanto ripide discese.

L’immagine di copertina di questo post, del resto, ne dà ampiamente un’idea. Fuerteventura è un misto di paesaggi marziani, spiagge infinite, scogliere a picco sul mare e aride colline arse dal sole. E’ l’esatta antitesi di Tenerife, così verde e florida: qui regna invece una atmosfera selvaggia da mondo preistorico dimenticato dal tempo e dagli uomini. Sensazione che si rafforza dopo pochi chilometri di strada, quando improvvisamente ti trovi su un belvedere come quello della foto e ti guardi in giro: non c’è nessuno intorno a te e il silenzio è pressoché assoluto (e un tantino inquietante…).

Per me questo è il principale motivo per cui bisognerebbe sempre includere Fuerteventura in un viaggio alle Canarie. Dove il vero protagonista (oltre al vento, infatti fuerte-ventura significa proprio “forte vento”) è l’oceano. Le sue spiagge sono il vero capolavoro dell’isola, l’immagine proabilmente più vivida che resterà nei nostri ricordi. Distese di sabbia fine e bianchissima, così estese che lo sguardo fatica a abbracciarle, si perdono in un orizzonte di acque turchesi e cobalto. Corralejo, a nord, vanta dune mobili che confinano con l’oceano, creando un contrasto surreale tra il deserto e l’acqua. A sud, la penisola di Jandía custodisce la Playa de Sotavento, un nastro di sabbia di chilometri durante la bassa marea, trasformandosi in una laguna placida e poco profonda.

Le onde atlantiche offrono alcuni dei migliori spot d’Europa per il surf, il windsurf e il kitesurf. Le scuole di sport acquatici a Corralejo e sulla Costa Calma sono punti di ritrovo internazionali e vengono frequentati tutto l’anno. Se a nord la balneazione, causa il vento, è perlomeno difficoltosa, a sud invece si trovano alcune delle spiagge più attrezzate per ospitare le famiglie con bambini. Il mare è quasi sempre calmo e soprattutto (cosa rara alle Canarie) caldo come quello dei Caraibi. Ma attenzione: il vento che spira incessantemente inganna; la brezza fresca ci impedisce di sentire il calore del sole, a volte perfino ci costringe a coprirci con una felpa, ma il rischio scottature alle Canarie è altissimo. Quindi è vitale cospargersi la pelle con la crema solare anche quando si ha in programma una semplice passeggiata sul bagnasciuga.

Quanto all’alloggio, io suggerisco senza esitazioni di cercare un albergo nella penisola di Jandía, nell’estremo sud dell’isola. Sembrerà lontana dagli altri luoghi da visitare, senza dubbio, e questo potrebbe essere un problema al momento di pianificare gli spostamenti. Tuttavia è senza dubbio il posto migliore dove porre il proprio “campo base”, soprattutto per la vicinanza strategica con le migliori spiagge dell’isola; senza dimenticare che Costa Calma ha anche una discreta e placida vita notturna, cosa che non dovrebbe dispiacere dopo una giornata trascorsa ad abbrustolirsi al mare.

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