Il timore che accomuna tutti i viaggiatori è quello di stare improvvisamente male. E, di conseguenza, essere costretti a modificare o perfino mandare a gambe all’aria l’intero viaggio. Per questo carichiamo i nostri zaini di medicinali di ogni tipo e indicazione, sperando che ci possano essere d’aiuto, possibilmente in tempi rapidi, ogni qual volta ne abbiamo bisogno. Il più delle volte li riportiamo indietro esattamente come li abbiamo acquistati, ancora chiusi, e spesso finiscono in qualche cassetto dove vengono dimenticati finché non raggiungono la data di scadenza.
Fra tutti i malesseri possibili le complicazioni gastro-intestinali sono probabilmente quelle che ci fanno più paura – e scommetto che la maggioranza concorderà con me. E non perché comportino disagi più intensi, dolorosi, duraturi di altre malattie. In realtà, il disturbo più diffuso, ovvero la diarrea, è un problema che in prima battuta viene sottovalutato, giudicato quasi inevitabile in certi posti. In verità è il segnale di una patologia ben più grave di quanto sembri.
Una semplice diarrea può addirittura mettere in crisi non solo la nostra salute ma l’intero corso del viaggio, dato che, in sostanza, è in grado di limitare a zero ogni nostro spostamento. Pertanto, il vero motivo per cui le infezioni intestinali sono così temute è che compromettono la nostra libertà di movimento. E in vacanza, con i giorni limitati e le destinazioni pagate a caro prezzo, non possiamo certo permettercelo…
La diarrea del viaggiatore
I viaggi nei paesi tropicali o in via di sviluppo espongono il nostro sistema digerente a vari patogeni (batteri, virus, parassiti) e cambiamenti ambientali diversi da quelli a cui siamo abituati. I problemi gastro-intestinali sono pertanto molto comuni e spaziano da forme lievi a patologie ben più complesse e pericolose.
Il disturbo più frequente e diffuso è senza dubbio la diarrea del viaggiatore. Colpisce fino al 50% dei viaggiatori, in alcune zone più facilmente che altre (vedi Messico, India). La sintomatologia è chiara: scariche violente e improvvise di feci molli o liquide, almeno 3-4 volte al giorno, accompagnate spesso da crampi addominali, nausea, meteorismo e talvolta febbre lieve. La causa principale è quasi sempre batterica; solo in rari casi è virale. Per cui è piuttosto evidente che avere co sè un buon antibiotico è già un primo passo per risolvere il problema alla radice.
Dall’alto della mia decennale esperienza con infezioni intestinali di vario tipo, prese un po’ in tutto il mondo, posso permettermi di consigliare una metodologia infallibile per prevenire e (eventualmente) curare il problema quando si verifica in loco. Il primo sintomo a cui prestare attenzione è il crampo intestinale. Arriva molto prima della scarica (anche parecchie ore prima) e in genere si manifesta con un forte dolore alla bocca dell’intestino, quasi sotto il diaframma, che cresce in pochi secondi e poi sparisce come per incanto. Non illudetevi che sia un dolore occasionale: poco dopo, infatti, ecco sopraggiungere una nuova fitta, ancora più forte, e poi altre ancora.
Come intervenire tempestivamente
Questo secondo me è il momento di interventire in modo radicale e risoluto. Non aspettate di andare in bagno: potrebbe succedere molte ore dopo, quando ormai la situazione è compromessa. Invece, prendete subito la Rifaximina (in pratica il Normix) e iniziate la cura da cavallo raccomandata dal foglietto illustrativo (una pillola ogni 6-8 ore, per tre-quattro giorni). Non c’è altra soluzione, lo garantisco. La diarrea arriverà a tempo debito, sarà violenta e debilitante; probabilmente vi rovinerà una giornata di viaggio intera. Ma in questo modo avrete la certezza che l’antibiotico inizierà a lavorare e che, nel giro di uno, massimo due giorni, i sintomi peggiori saranno superati.
Il Normix, in effetti, è espressamente indicato proprio per combattere la diarrea del viaggiatore. Non è esente da controindicazioni, come tutti i farmaci. Elimina infatti sia i batteri cattivi come anche quelli buoni, privando il nostro intestino dei suoi ospiti più importanti. Per questo è bene accompagnare l’assunzione del farmaco con quella di fermenti lattici ad alta concentrazione, che aiutano a rinfoltire la flora batterica.
In effetti, sarebbe il caso di iniziare la cura con i fermenti ben prima dell’arrivo nella zona a rischio. Io e mia moglie abbiamo l’abitudine di assumenre questi probiotici a partire da 15 giorni prima della partenza, e poi prenderli, all’occorrenza, durante il viaggio. A tal proposito, è meglio scegliere i prodotti in pillole, o pasticche, che non richiedono quindi una conservazione particolare, essendo più resistenti alle temperature.
Infine, una parola a proposito del Loperamide, il farmaco di emergenza che viene venduto senza ricetta in farmacia il cui marchio più famoso è l’Imodium. E’ efficace ma fino a un certo punto. E’ in grado di bloccare la motilità intestinale, questo è vero, ma occorre usarlo solo in casi di emergenza (per esempio, quando dobbiamo fare un lungo volo, un tragitto in barca, o comunque quando non abbiamo accesso immediato al bagno). Non va mai usato quando sopraggiuge la febbre: bloccare l’intestino in questa circostanza impedisce all’organismo di espellere i batteri o le tossine tramite le feci.