Una moschea in stile indiano nel centro (finanziario) di Kuala Lumpur

Situata proprio alla confluenza tra i due fiumi di Kuala Lumpur, la Moschea Jamek (Masjid Jamek, in malese) è elegante edificio religioso che rappresenta l’anima moderata dell’islam malese. Si tratta di una costruzione edificata nel 1909 dagli inglesi e realizzata in sfacciato stile indiano moghul. Ogni aspetto di essa è degno di rilievo: gli archi delle sale di preghiera assomigliano a quelli della Al-Azhar del Cairo; le belle cupole a cipolla sono simili a quelle della moschea di Delhi; la disposizione delle finestre, a bifore e trifore, ricorda l’architettura andalusa. Si tratta insomma di un mix di quanto di meglio è stato prodotto in termini architettonici dal mondo islamico.

L’accesso è consentito a tutti i non musulmani eccetto nei 5 momenti della preghiera. Una volta dentro è bene rispettare le regole classiche di comportamento e di abbigliamento: gli uomini devono evitare di entrare in calzoncini, le donne devono coprirsi i capelli e le spalle. All’ingresso, comunque, sono presenti numerosi e gentilissimi volontari locali disposti a dare consigli su come comportarsi all’interno. La visita è doverosa, naturalmente, ma consiglio di tornarci la sera, quando una suggestiva illuminazione rende Masjid Jamek davvero magnifica. Raggiungerla è estremamente facile: la linea rossa Kelana Jana della metropolitana ha una fermata proprio nei pressi (peraltro si chiama proprio Masjid Jamek).

All’epoca della sua costruzione, questa moschea si ergeva proprio nel centro storico di Kuala Lumpur. Oggi il centro si è spostato, da un lato, verso l’affollato e caotico quartiere di Chinatown, dall’altro in direzione dei distretti più moderni e dinamici. Adesso la zona è letteralmente ricoperta da attività bancarie e finanziarie, e per questo motivo l’edificio non rappresenta più il fulcro principale dell’attività religiosa cittadina. Da moschea simbolo della città, oggi è divenuta un luogo di svago (i giardini che la circondano sono magnifici) e di relax per gli impiegati del circondario. Tra le sue arcate è possibile scorgere più uomini in giacca e cravatta e donne in rigidi completi (e fazzoletto sui capelli) piuttosto che la gente comune di Kuala Lumpur.

Masjid Jamek, a mio modo di vedere, è l’esempio più chiaro di quanto la Malesia sia un paese moderno e per molti versi sorprendente. Questa elegante costruzione rappresenta infatti la punta di diamante di una formula di convivenza particolarmente riuscita (e attualmente unica). Un amalgama sociale che – perlomeno all’apparenza – non discrimina nessuno e permette a tutti di vivere liberamente le proprie convinzioni religiose. E’ questa la scommessa vinta dall’Islam moderato malese. Non lontano dalla moschea, infatti, è possibile inoltrarsi nel quartiere cinese, con i suoi numerosi e fumosi templi buddisti. Per non parlare del variopinto quartiere indiano, dove i templi indu sono quasi ad ogni incrocio. E delle chiese cristiane, naturalmente, numerosissime in città.

Insomma, il fattore di successo di questa società aperta, nominalmente islamica, è che la religione conta, sicuramente, ma fino ad un certo punto.

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