Il trekking da non perdere intorno al Teide: Los Roques de Garcìa

Il Teide non è solo una vetta per alpinisti esperti. I suoi 3.718 metri possono mettere soggezione, questo sì, ma il gigante dormiente di Tenerife è uno dei luoghi più accessibili della terra, a patto di rispettare le basilari regole di buon senso e di essere sufficientemente allenati. A parte la vetta, di cui ho già parlato, la vera peculiarità del vulcano è costituita dai suoi dintorni. Il Parco nazionale del Teide è infatti un vero e proprio museo geologico a cielo aperto, caratterizzato da molteplici ambienti, uno più spettacolare dell’altro, e percorso da sentieri facili e alla portata di tutti.

Il principale e forse più spettacolare di questi percorsi è senz’altro il Senderos de Los Roques de Garcìa. Un trekking facile, adatto a famiglie, escursionisti principianti o a chi cerca semplicemente una passeggiata di grande impatto scenico. Si parte in genere dal Mirador de La Ruleta (vicino al Parador Nacional) e si segue un sentiero che percorre un itinerario grossomodo ad anello di circa 3 chilometri e mezzo, ben tracciato e mantenuto, con pendenze molto lievi. È più una successione di saliscendi dolci che una vera e propria salita. La difficoltà è bassa, quindi adatto anche a famiglie con bambini. Il tempo di percorrenza varia molto a secondo della gestione delle proprie energie, dal caldo (o freddo, in inverno) e da quante soste fotografiche si fanno (e posso assicurare che saranno moltissime). In genere si percorre tutto l’anello in non più di 3-4 ore, andando piano e prendendosi tutto il tempo per apprezzare la bellezza dei luoghi.

Le ragioni per cui questo è il sentiero più famoso e fotografato di tutto il Teide sono evidenti fin da subito. Il primo impatto è infatti con alcune bizzarre formazioni rocciose scolpite dall’erosione, tra cui l’iconico Roque Cinchado, conosciuto come “Dito di Dio” (immagine di copertina di questo post). È la star indiscussa del trekking. Questo roque (torrione roccioso) di oltre 170 metri d’altezza è un miracolo di equilibrio, più stretto alla base che in cima. Per secoli è stato simbolo di Tenerife. La sua forma, che sembra sfidare la gravità, è dovuta alla differenza di durezza tra gli strati di roccia: la base, più tenera, si è erosa più velocemente. È il soggetto fotografico per eccellenza, con il Teide maestoso sullo sfondo.

L’imponente caldera di Las Cañada

Procedendo oltre, il percorso è un continuo susseguirsi di colpi di scena geologici. Fra tutti i punti di interesse, che sarebbe troppo lungo elencare uno a uno, ne ricordo solo alcuni, i più interessanti. La Cattedrale (La Cathedral) è la prima grande attrazione. Questa imponente muraglia di roccia, visibile già dal mirador, è il risultato del crollo della caldera di Las Cañadas. Le sue striature verticali, di colori diversi, raccontano le successive eruzioni che hanno costruito il vulcano. La “Fetta di Balena” (La Ballena), una formazione rocciosa lunga e sottile che, come suggerisce il nome, ricorda proprio il profilo di una balena emersa dalle onde di lava. Ma uno degli aspetti cu cui invito a concentrare l’attenzione è la stupefacente varietà di colorazioni che la lava ha assunto nel tempo. Il rosso e il giallo sono dati dall’ossidazione del ferro, il nero dal basalto fresco, il verde dall’azione di licheni e il bianco dai depositi di pomice. È un vero e proprio “arcobaleno vulcanico”.

Io su una colata recente del Teide

Esistono in realtà due percorsi alternativi, a Los Roques de Garcìa: la variante alta e la variante bassa. Il percorso basso (più frequentato) costeggia la base delle formazioni, regalando le viste più celebri e “da cartolina” del Roque Cinchado e della Cattedrale. Il percorso alto (più panoramico) si inerpica leggermente sul versante opposto, offrendo una vista dall’alto dell’intera area e una prospettiva mozzafiato sulla Piana di Ucanca, un vasto bacino di origine vulcanica che si stende ai piedi del Teide.

Ma cosa sono los Roques de Garcìa? Sono ciò che rimane del Dorsale di Cañadas, un edificio vulcanico precedente, ormai crollato, che esisteva prima del Teide attuale. I Roques sono i “dicchi”, ovvero le rocce più dure e resistenti all’erosione di quell’antico sistema. Mentre il materiale più morbido che le circondava è stato spazzato via nel corso di milioni di anni, queste spine di roccia sono rimaste in piedi, testimoni silenziosi di un passato geologico tumultuoso.

Infine, qualche consiglio pratico su come affrontare questo trekking. E’ preferibile recarsi a Los Roque de Garcìa al mattino presto o nel tardo pomeriggio. Non solo per evitare la folla, ma soprattutto per la luce. L’illuminazione radente del sole del primo mattino o del tramonto esalta i colori e le forme delle rocce, creando giochi di ombre spettacolari. Mezzogiorno è il momento peggiore per le foto, con una luce troppo piatta e diretta.

L’area è spesso ventosa. Portarsi una giacca a vento leggera, o una cerata in estate, è una scelta saggia. Non lasciamoci ingannare dal fatto che siamo in alta quota: il sole, anche quando non lo dà a vedere, in montagna picchia forte! Cappello, occhiali da sole e crema solare ad alta protezione sono quindi obbligatori. Infine, non dimentichiamoci di espletare tutte le funzioni fisiologiche vitali prima di intraprendere la camminata. Lungo il percorso, infatti, non ci sono né bar né servizi igienici: quindi sarà bene portarsi qualche snack energetico e fare una capatina in bagno prima di iniziare il trekking.

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