La sconvolgente bellezza della Playa de Ajuy

L’isola di Fuerteventura è un piccolo paradiso geologico. Non c’è luogo, infatti, dove l’azione congiunta della terra e del mare non abbia creato panorami che lasciano senza fiato. Come la Playa de Ajuy, conosciuta anche come Puerto de la Pena, situata sulla costa occidentale dell’isola. Uno dei luoghi da non perdere, senza dubbio, ma non esattamente a portata di mano: occorre pianificare bene la visita, e di seguito darò qualche dritta in proposito.

La Playa in questione è una splendida, enorme spiaggia nera racchiusa tra due speroni di roccia che si protendono verso il mare. Il primo – come del resto la composizione della sabbia – è di natura vulcanica; il secondo, collocato a nord, è invece un blocco calcareo di colore chiaro che sembra essere piovuto dal cielo, tanto è così poco in armonia con il resto del panorama. Ebbene, si tratta di dune fossili che un tempo dovevano avere lo stesso identico aspetto di quelle che ammiriamo attualmente in molte parti del mondo. Su questo blocco imponente è stato ricavato un sentiero – provvisto molto opportunamente di un robusto corrimano – che conduce i visitatori verso le altrettanto celebri Grotte di Ajuy (Cuevas de Ajuy), imponenti cavità marine naturali scavate dall’oceano.

Il sentiero panoramico sulle dune fossili

Il percorso inizia praticamente dal paese di Ajuy, situato a ridosso della spiaggia nera. Da qui si sale lungo una rampa in pietra che attraversa le suggestive dune fossili di cui sopra. Si raggiunge così la sommità dello sperone roccioso per iniziare un lungo e articolato sentiero panoramico, a volte a picco sul mare, che conduce direttamente ad una baia piuttosto tenebrosa. Ecco che appare l’ingresso, enorme e un tantino inquietante, delle Grotte, uno dei tesori geologici di queste isole immerse nell’Oceano. Le rocce che lo compongono risalgono a quanto pare a più di 100 milioni di anni fa e si sono formate nelle profondità oceaniche prima ancora che l’isola di Fuerteventura emergesse in superfice.

La discesa verso l’imboccatura della grotta non è tra le più agevoli, è vero, perché la rampa di scale si fa via via più irregolare e scivolosa man mano che si scende. Inoltre, una volta arrivati a destinazione, l’escursione vera e propria si riduce a una ventina di metri all’interno della caverna o poco più. Per andare oltre, infatti, occorrerebbe una atrezzatura da speleologo professionista, perché il buio avvolge presto il percorso, peraltro reso più complicato da enormi massi caduti dalla volta nel corso dei secoli.

La Cueva de Ajuy

A tal proposito, consiglio di affrontare l’impresa con delle calzature adeguate: niente infradito o sandali. Il terreno vulcanico è sconnesso e in più punti reso scivoloso dall’umidità e dalla salsedine. Utilizzare quindi scarpe da ginnastica con un robusto grip: meglio ancora scarpe da trekking.

Come accennato, le grotte sono completamente prive di illuminazione artificiale. La luce solare penetra per qualche decina di metri, è vero, ma solo in determinati momenti della giornata. E’ quindi consigliabile portarsi dietro una torcia o ricorrere alla illuminazione del proprio cellulare. Infine, le grotte vengono chiuse quando il mare è agitato. La costa occidentale di Fuerteventura è caratterizzata dalle forti correnti e le burrasche improvvise. Il pericolo è quindi che le onde possano infrangersi con violenza fin dentro la cavità.

Le dune fossili di Ajuy

Tornando alla Playa de Ajuy, sembra una spiaggia come tante altre: potrebbe indurre pertanto a desiderare di fare un bagno rinfrescante. Assolutamente no! L’oceano, in questo punto specifico dell’isola, è estremamente pericoloso a causa di risacche e correnti sottomarine violentissime. La balneazione, pur non essendo formalmente proibita, è fortemente sconsigliata.

Come e quando raggiungere Playa de Ajuy? L’utilizzo di una auto a nolo è imprescindibile. La spiaggia non è facilmente raggiungibile dai mezzi pubblici, che qui come altrove sono piuttosto rari. La strada diretta è la statale FV-621, che si innesta alla ben più ampia FV-30, ovvero la via di comunicazione più importante perché attraversa l’isola da est e ovest. Un percorso articolato, diciamo così, ma anche l’occasione irripetibile per poter ammirare alcuni dei panorami più suggestivi di tutta l’isola.

Se l’intenzione è quella di percorrere tutto il tragitto appena descritto e dedicarsi esclusivamente all’osservazione del panorama, allora conviene alzarsi presto la mattina e raggiungere la spiaggia non più tardi delle 8:00. Una scelta un po’ scomoda, lo ammetto, che però presenta due vantaggi: 1) evitare le grandi folle di turisti che iniziano a percorrere, avanti e indietro, il sentiero panoramico; 2) evitare il picco di calore che, specie in estate, può risultare parecchio fastidioso. Se invece l’idea è quella di raggiungere e visitare anche la grotta, allora il momento più propizio è il pomeriggio, quando il sole cala a Ovest e illumina maggiormente l’ingresso della cavità.

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