Per evitare equivoci facciamo una doverosa premessa: i mercati galleggianti della Thailandia sono senza dubbio uno dei luoghi culto da visitare assolutamente. Le immagini che riempiono il web parlano da sole: barche in legno cariche di frutta esotica, cappelli di paglia intrecciata, il cibo cucinato direttamente a bordo, a volte in modo piuttosto arrischiato… Gli elementi che stimolano la curiosità del turista sono francamente troppo allettanti. Di conseguenza, nessuno resiste all’offerta – proposta con assillante pressione un po’ dappertutto – di visitare almeno un mercato galleggiante thailandese.
Purtroppo, non tutti i mercati galleggianti sono queste isole di tradizione e autenticità culturale che i depliant descrivono. Un tempo vie di comunicazione fondamentale per i commerci quotidiani, oggi si sono trasformati quasi tutti in smaccate trappole per turisti. Pertanto, se ci troviamo a Bangkok, la scelta del mercato giusto rischia di interferire – e pesantemente – sulla percezione e sui ricordi che ne ricaveremo. Occorre quindi sapere quali sono i mercati galleggianti che meritano davvero una visita e quali, invece, è meglio lasciar perdere.
Damnoen Saduak
Il primo dei quali, manco farlo apposta, è il più famoso di tutti. Si tratta di Damnoen Saduak, il mercato galleggiante probabilmente più celebre e visitato al mondo. E’ situato a circa 100 chilometri dalla capitale, quindi piuttosto distante, ma ciò non scoraggia le agenzie e i semplici autisti privati dal proporlo come prima scelta assoluta. Bisogna ammettere che è senz’altro il più fotogenico di tutti: se cerchiamo lo scatto perfetto con decine di barche cariche di ogni ben di dio che si incastrano l’una all’altra lungo i canali, questo è il posto giusto. La dura realtà, però, è diversa: Damnoen Saduak è il mercato galleggiante che più di tutti ha perso qualsiasi barlume di autenticità. Funziona quasi esclusivamente per i turisti, proponendo non solo lo spettacolo delle signore che girano per i canali con la mercanzia a bordo ma, soprattutto, una quantità straordinaria di chincaglieria per turisti di bassa qualità in gran parte made in China o in Vietnam.
Inoltre, noleggiare una barca per andare a zonzo per i canali può costare parecchio. Se non si contratta fino alla morte, si rischia di pagare 4-5 volte di più il servizio, così come qualsiasi altra cosa. Infine – problema più grave di tutti – l’ingorgo di barche che si crea, specialmente in alcuni punti iconici del percorso, costringe a procedere a velocità ridotta, sempre sul punto di essere tamponati da altre barche o a rischio di essere abbordati da questa o quella donnina che ti vuole vendere bevande o cibo assolutamente non richiesti. Per non parlare dell’aria che si respira, mefitica, per via dei gas di scarico emessi dai motori diesel delle barche.
Damnoen Saduak, quindi, sembrerebbe quindi da scartare a priori, se non fosse per un piccolo, ma decisivo, particolare: è aperto sempre. Gli altri mercati galleggianti, infatti, rispettano orari che spesso non coincidono con i nostri programmi di viaggio. Inoltre, se l’idea è di abbinarlo all’altra meta iperturistica della zona, il Maeklong Railway Market (il mercato sui binari sul treno) allora è il posto giusto, visto che i due mercati distano pochi chilometri l’uno dall’altro.
Ma allora quali sono i mercati galleggianti per cui vale spendere tempo e denaro? Ce ne sono parecchi, alcuni nelle immediate vicinanze di Bangkok, e tutti in grado di soddisfare le nostre più rosee aspettative. A patto di beccare il giorno e l’orario giusto per visitarli. In ordine di distanza, dal più vicino al più lontano, ecco i tre mercati che meritano una visita.
Tailing Chan
Tailing Chan è un piccolo mercato situato alle porte di Bangkok ed è facilmente raggiungibile utilizzando prima la Metropolitana MRT e poi un taxi (o un tuk tuk) per pochi chilometri. Altra opzione: un autobus con aria condizionata che parte dalla stazione BTS di Siam Square, il numero 79, e ti lascia proprio davanti all’ingresso del mercato. Basta comunicare al bigliettaio la parola magica: “Tailing Chan”, e ci penserà lui ad avvertire quando saremo arrivati.
Questo piccolo mercato in realtà è piuttosto spartano e conserva i ritmi e l’atmosfera di un mercato rionale d’altri tempi. La prima parte è caratterizzata da attività commerciali incentrati sulla vendita di fiori e piante, il che lo rende piuttosto colorato; poco oltre inizia il canale vero e proprio, affollato da barche che cucinano pesce fritto al momento. Il tour consiste in pratica in un giro di un’oretta fra questo canale principale e tutti i “khlong” (canali secondari) che lo incrociano, alla ricerca soprattutto delle case su palafitte, ancora oggi regolarmente abitate.
Khlong Lat Mayom
A meno di 20 chilomentri da Bangkok si trova questo enorme mercato che però non si può definire, tecnicamente, “galleggiante”. Più che un mercato con barche, infatti, si tratta di un mercato gastronomico tradizionale che si è impossessato, nel tempo, delle rive di un unico canale più o meno navigabile. Qui, insomma, si viene per mangiare. Si possono gustare piatti tipici che i ristoranti di Bangkok non preparano più, come il Pla Pao, pesce intero alla griglia sotto sale, i vari Pad Thai ai frutti di mare (ad un costo decisamente inferiore rispetto ai piatti della capitale), decine e decine di dolci al cocco e al mango.
L’atmosfera è rilassata, resa ancora più piacevole dalla presenza di enormi alberi che tengono gran parte del mercato costantemente all’ombra. E’ uno dei posti che mi sento di raccomandare, specie per chi ha poco tempo, non vuole spendere un capitale e desidera un impatto culturale non mediato dai filtri del turismo di massa. Peccato però che anche questo mercato sia aperto solo sabato e domenica.
Amphawa
Situato a circa 90 km da Bangkok, Amphawa è il secondo mercato più famoso, ma a differenza di Damnoen Saduak, conserva un’anima autentica. Putroppo non ha un’apertura mattutina. I suoi orari infatti sono dalle 14:00 alle 20:00, di ogni venerdì, sabato e domenica – ma il mercato prende realmente vita solo all’imbruinire. Richiede quindi un viaggio che necessita di un ritorno in tarda nottata.
L’opzione più a buon mercato per arrivarci è senza dubbio il noleggio di un minivan collettivo. I minivan partono regolarmente dal Southern Bus Terminal (Sai Tai Mai) di Bangkok. Il biglietto si acquista direttamente ai banchi del terminal. Molti minivan si dirigono prima al famoso mercato sui binari del treno; da qui si possono prendere i Songthaew (i tipici pick-up locali convertiti a bus) per i restanti 10-15 minuti fino ad Amphawa. In alternativa – ma si tratta di un viaggio notevolmente più “avventuroso” – si può prendere il trenino locale dalla stazione di Wonwian Yai fino a Maha Chai, attraversare il fiume in traghetto e riprendere il trenino che poi è lo stesso che attraverserà il mercato sui binari di cui sopra. E’ però un tragitto piuttosto lungo (3 ore) che richiede necessariamente molto tempo a disposizione e pazienza da vendere.
La soluzione migliore, a mio modo di vedere, è quella di approcciare un autista che sosta sotto il nostro albergo, contrattare una tariffa fissa per farsi portare, aspettarci qualche ora e riportarci indietro. Il costo è naturalmente più elevato di qualsiasi altro mezzo, ma è il modo più rapido, sicuro e comodo per affrontare l’avventura.
Ma perché vale la pena andare ad Amphana? Le sponde del canale sono costeggiate da splendide case in legno riconvertite in piccoli negozi di artigianato e caffè retrò. I visitatori sono per la maggior parte thailandesi che vengono qui per il weekend. È insomma il perfetto compromesso tra bellezza estetica e vita reale. Cenare a base di gamberi giganti alla griglia seduti sui gradini di cemento lungo il canale è un’esperienza imperdibile.